Continuazione della discussione sul Concilio – II Parte

1. Ho notato che Lei continua a ribadire due punti che per Lei, evidentemente, sono cruciali: l’episodicità dei singoli modernisti e la impossibilità di mettere in dubbio i documenti del Concilio, sia pure con la distinzione che Lei fa tra pronunciamenti dottrinali e raccomandazioni pastorali.

Entrambi questi punti sono degni di attenzione ed io apprezzo il suo convincimento e la sua tenacia, ma ho l’impressione che Lei tendi a minimizzare sul primo e ad enfatizzare sul secondo.

Seguendo il suo ragionamento sembrerebbe che questi modernisti, da Lei stesso ritenuti responsabili di enormi danni, siano da individuare in maniera minore, per una sorta di modernismo “meno grave”, in certi personaggi un po’ indefiniti presenti nelle Università pontificie e nei Dicasteri della Curia romana; e in maniera maggiore, per una sorta di modernismo “più grave”, tra i preti, i religiosi e i fedeli. Io mi sforzo per seguirla, ma qui mi arresto perplesso.

Sembrerebbe che nella compagine cattolica il modernismo sia stato prodotto da una spinta dal basso: la massa dei fedeli che un bel giorno decide di sconvolgere la dottrina, la liturgia e la pastorale, in maniera tanto decisa e prepotente da far attecchire la cosa, come dice Lei, fin nei ceti dirigenziali della Chiesa.

Lei perdonerà la foga, ma un quadro del genere, per quanto utilizzabile strumentalmente, non riesce a descrivere neanche la più ridicola delle compagini politiche o culturali moderne. Riguardo alla Chiesa, poi, è una impossibilità e, per certi aspetti, una contraddizione. Se vescovi e cardinali lasciano che attecchisca in loro un qualsiasi moto spontaneo veniente dal basso e connotato da termini avversi all’insegnamento che essi stessi dispensano, è evidente che lo stato delle cose è ancora più grave di quanto prospettato da me.

 Io ritengo che l’origine del modernismo postconciliare non dipenda dal popolo, se non in piccola parte. Penso sì che tra i comuni fedeli esistano errori grossolani, ma più per ignoranza che per calcolo. Credo invece, e lo posso anche dimostrare con la storia della teologia recente, che i maggiori responsabili dell’attuale corrente modernista e dei suoi più pericolosi errori, siano i teologi con la connivenza implicita di una parte dell’episcopato e del collegio cardinalizio.

Costoro, a cominciare dai primi decenni del secolo scorso, prima nascostamente, magari fingendosi tomisti, e poi sempre più apertamente (vedi il fenomeno della “théologie nouvelle” dell’epoca di Pio XII), hanno, in combutta con massoneria e protestanti, utilizzato astutamente la loro cultura per far risorgere il vecchio modernismo sotto pretesto di ammodernare il cattolicesimo e di porlo in dialogo col mondo moderno.

Essi hanno trovato un’occasione favorevole nel Concilio Vaticano II per diffondere le loro dottrine, Sono riusciti a convincere Giovanni XXIII a fidarsi di loro ed hanno finto di collaborare lealmente al Concilio. Trattandosi di uomini indubbiamente dotati, hanno dato un effettivo contributo al Concilio, ma restando segretamente modernisti. Finito il Concilio, in una generale atmosfera di ingenuo ottimismo diffusosi nell’episcopato e nella stessa S.Sede, che avevano abbassato le difese, “hanno colto, come si dice, la palla al balzo”, si sono presentti come “interpreti del Concilio” e sono usciti completamente allo scoperto con impressionante audacia perché sicuri dell’impunità.

Il popolo è stato soprattutto vittima di questa operazione diabolica. Molti buoni fedeli, col soccorso dello Spirito Santo, hanno resistito a queste insidie e sono rimasti sani. I pastori invece non dico che non hanno cacciato il lupo dall’ovile, ma molti non si sono neppure accorti che era entrato. Le pochissime voci di allarme, come per esempio quella di degnissimi cardinali come Ottaviani, Parente, Ruffini e Siri, non furono neanche ascoltate. Ed oggi vediamo le conseguenze di questa insensata sordità e deplorevole dabbenaggine.

Questa è l’interpretazione che io do degli eventi. Quindi, conclusione, la maggiore responsabilità non è del popolo, ma di teologi e pastori. E la S.Sede, che in fondo si è accorta di quanto stava avvenendo, non ha avuto la forza di intervenire. Papi come Leone Magno, Gregorio Magno, Innocenzo III, Pio V, Pio IX, Pio X o Pio XII non capitano tutti i giorni.

2. Io penso che ciò di cui parliamo può essere descritto solo in maniera esattamente opposta a come fa Lei, solo così si può comprendere come mai la massa dei fedeli è diventata modernista.

Ma credo che, alla fine, non è proprio questo che Lei volesse dire, ma mi permetta di osservare che, cercando di minimizzare il ruolo decisivo che hanno avuto i vescovi, i cardinali e i papi, non si risolve il problema. Per provare a risolverlo è necessario che siano chiari i termini del problema: il modernismo è nato all’interno della Chiesa, poiché è solo di questo che ci occupiamo e non delle aberrazioni del mondo, ad opera di pensatori, teologi, vescovi, tutti personaggi di alto livello e comunque divenuti famosi e incisivi rispetto alla compagine cattolica. Non si dibatteva certo di modernismo tra i parroci e i fedeli delle borgate alpine.

Gli interventi dei papi, da Pio IX a Pio XII, non avevano in vista il nonno del sottoscritto, ma eminenti personaggi di Chiesa ben in vista e ben pericolosi per la Chiesa e per la salvezza delle anime. Personaggi che spesso hanno formato i nuovi preti. Lo dice lo stesso Card. Ratzinger nella sua autobiografia. Ma era ed è un fatto ben noto a chiunque: nelle scuole, nelle facoltà, nei seminari cattolici si studiavano i modernisti e si dibatteva sulle loro tesi. Per un semplice cattolico come me questo significa che le nuove generazioni di prelati venivano allevati e istruiti, direttamente o indirettamente, con nutrite dosi di modernismo, ed è da lì che sono stati scelti i vescovi degli ultimi 80 anni, alcuni dei quali sono diventati cardinali e qualcuno papa.

Tutto questo è sconcertante e stupisce che Lei affermi che, ciò nonostante, questi vescovi e questi cardinali non fanno testo, e per di più non farebbero testo semplicemente perché facendo come fanno vanno contro il Magistero della Chiesa. Come dire che nella Chiesa qualunque prelato può mettersi contro il Magistero, ma questo è poco importante per questo stesso fatto. Tanto, dice Lei, il Magistero resta intatto e incontaminato, e io e Lei possiamo sempre tenerlo per fermo con la competenza e la fedeltà al Papa.

 E’ vero, il modernismo è un fenomeno interno alla Chiesa. Si tratta spesso di gente, anche di prelati, che andrebbe scomunicata o per lo meno censurata, e invece insegna nelle cattedre ecclesiastiche, governa istituti religiosi, occupa diocesi, pubblica indisturbata a tutto spiano, è lodata e ammirata dai media cattolici.

Quando dico che questi personaggi “non fanno testo” non intendo dire che possiamo tranquillamente infischiarcene, perché facilmente dobbiamo avere a che fare con loro e dobbiamo saperci condurre nei loro confronti con carità e prudenza e direi anche, se sono prelati, con rispetto, ma anche con coraggio e, come si suo dire, “senza lasciarci menare per il naso”, anche a costo di soffrire. Ma è bello soffrire per Cristo.

Chi fa testo sono i pastori e i teologi fedeli al Magistero, del quale possiamo fidarci completamente e davanti al quale quei personaggi devono rispondere, anche se di fatto riescono a farla franca. Ma non sfuggiranno alla giustizia divina.

3. Questi di cui stiamo parlando non sono degli sprovveduti preti campagna a cui può capitare di schizzare per la tangente. In duemila anni chissà quante volte è accaduto, lasciando salvo il Magistero. No, questi sono i dispensatori del Magistero, sono quelli che la Chiesa pone ai loro posti per ammaestrare i fedeli, e se li ammaestreranno “contro il Magistero”, che ne è della trasmissione della dottrina della Chiesa? Che ne sarà dell’anima di questi fedeli? E che Chiesa è quella che permette che i suoi Pastori dispensino l’errore ai fedeli? E che Gerarchia è quella che permette ai suoi componenti di andare contro il Magistero? E potrei continuare, e Lei comprende bene a cosa potrei arrivare, ma me ne astengo per non urtare la sua sensibilità.

Di tutto questo non si può dire: non fanno testo, poiché la Chiesa non è una biblioteca di testi tersi e immacolati, intangibili alle malefatte dei suoi Pastori. Tutt’altro, la Chiesa è la dispensatrice delle verità e dei Sacramenti salvifici che attua per il tramite dei suoi Pastori. Ed è inutile dire, per esempio, che i Sacramenti operano ex opere operato, poiché è altrettanto vero che il Signore e lo Spirito Santo si servono dei Ministri per operare la salvezza e se questi Ministri violano la forma o la materia o l’intenzione, i Sacramenti da loro amministrati sono invalidi e non producono la condanna del fedele solo per la Misericordia di Dio che sopperisce con la santità della Chiesa. Limitandoci solo all’intenzione è evidente che molti di costoro che dovrebbero possedere la pienezza del sacerdozio non possono amministrare i Sacramenti convinti di fare ciò che fa la Chiesa, poiché per molti aspetti non sanno neanche cosa sia veramente la Chiesa o ne hanno una cognizione manchevole o distorta.

È solo un esempio, ma, visto dal punto di vista del fedele è un esempio calzante, poiché dai documenti magisteriali che costoro emettono, dalla predicazione che attuano, dall’esempio che offrono, non ammaestrano per la Chiesa, ma contro la Chiesa. E di questo non si può dire che “non fa testo”.

Quanti vescovi e cardinali, predicanti e praticanti il modernismo, e quindi eretici, come ammette pure Lei, sono stati scomunicati dal Papa?

E’ in nome ed alla luce del Magistero autentico (Vescovi uniti al Papa) che noi possiamo riconoscere e respingere i rappresentanti indegni del Magistero, fossero pure la maggioranza ed operassero pure liberamente senza essere puniti, come oggi da molte parti avviene. L’importante è non perdere la fiducia nel Magistero come tale, come fece Lutero e come fanno gli stessi eretici e i modernisti, che puntano solo sulla loro presunta sapienza.

La cosa importante per salvarsi è conoscere la verità. Ebbene chi vuol salvarsi, anche oggi, nonostante la confusione che c’è in giro, può conoscere la verità, può sapere che cosa dice veramente la Chiesa. E quand’anche noi stessi, frastornati involontariamente da qualche eretico o per un autoinganno, male interpretassimo gli insegnamenti della Chiesa e cadessimo  nell’eresia, Lei sa bene che potremmo salvarci ugualmente.

4. Per ciò che riguarda i documenti del Concilio la cosa è un po’ più complicata. Non v’è dubbio che, in linea di principio, essi debbano essere considerati con l’attenzione e l’assenso che spetta loro. Ma il punto è proprio questo. Come mai siamo arrivati al punto che uno qualsiasi come me e un teologo come Lei possano intavolare una discussione proprio su dei documenti della Chiesa a cui spetterebbe solo l’assenso?

O noi stiamo sbagliando, io per presunzione e Lei per troppa indulgenza, o c’è qualcosa che non va in quei documenti, un qualcosa di tanto importante da giustificare approfondimento critico, messa a punto e correzione.

Non è possibile limitarsi a postulare la necessità dell’assenso e tenere fermo che laddove sorge un dubbio, questo non è dal documento, ma dal soggetto che lo nutre. In tal modo ogni discorso è chiuso, poiché il dubbio del soggetto non sarebbe un dubbio, ma semplicemente uno stato d’ignoranza.

Intendiamoci, forse è proprio di questo che si tratta, almeno riguardo al sottoscritto, ma è del tutto evidente che risolto questo o quel caso, rimangono le migliaia di altri casi sorti in questi quarant’anni, di certo non tutti riconducibili all’ignoranza del soggetto… anzi.

I documenti del Concilio sono fatti in maniera tale che chiunque possa impugnarli, così come chiunque possa assentire, a seconda del punto di vista e della valenza personale di ognuno. È questo che li svilisce e li rende poco probanti dal punto di vista dottrinale. Non si fa della dottrina o perfino della pastorale con documenti opinabili, suscettibili di qualsivoglia interpretazione. Questo non è un difetto del Concilio, questa è la colpa del Concilio. E da una colpa non può scaturire una richiesta di assenso anche prudente, quanto piuttosto una condizione di sospensione del giudizio, ma che richiede una preventiva sospensione dell’applicazione degli stessi documenti.

Lei insiste dicendo che il dubbio sul valore dei documenti del Concilio è l’anticamera dell’eresia. È possibile. Ma anche qui, o si chiude il discorso o si riconosce che la causa di questo sta nei documenti. In realtà è insita nella vita del fedele la possibilità di valutare tutti i documenti della Chiesa e tutti i pronunciamenti del Magistero alla luce di ciò che si è sempre creduto, da tutti e ovunque. E questa, prima ancora di essere un postulato dottrinale, è una questione di semplice buon senso. Tolto il caso di chi non è in grado di intendere, e potrebbero essercene tanti, per tutti gli altri fedeli questo, non solo è possibile, ma doveroso.

Mi pare che Lei esageri le difficoltà nell’interpretazione dei documenti del Concilio. In molti passi il Concilio stesso rimanda a documenti della Tradizione, molti insegnamenti non sono altro che ripetizione di insegnamenti tradizionali. Molte osservazioni sono evidenti e di comune buon senso. I passi oscuri ed equivoci certo non mancano, ma non mancano anche chiarimenti operati dal Magistero successivo sia con opportune riprese ed esplicitazioni, sia condannando errori contrari e false interpretazioni. Non si possono negare – Glie ne davo gli esempi – molte valide e chiare realizzazioni del Concilio. Non mancano i buoni teologi e maestri, che possono aiutarci nel cammino della verità. Noi stessi, anche se semplici fedeli, pregando lo Spirito, certamente possiamo scoprire la verità, soprattutto se ci sforziamo di viverla nel nostro quotidiano.

5. E qui torniamo al punto di vista del semplice fedele. Se è stato sempre insegnato e si è sempre creduto, per esempio, che l’unica vera religione è quella cattolica, è evidente che un fedele che legge e sente che sì è vero, ma è anche vero che nelle altre religioni vi sono elementi di salvezza, non può che rimanere disorientato. Io credo nella vera religione e quindi mi salvo, ma anche chi non ci crede può salvarsi per ciò che contiene la sua falsa religione, sia pure in parte. Per il semplice fedele questo è impossibile. Certo si può spiegare che la Chiesa ha sempre creduto in qualcosa di simile, ed è vero, ma è stato sempre precisato che questo è possibile non per la falsa religione o per una parte di essa, ma nonostante essa. E questo è più che logico e comprensibile, per tutti i motivi che sappiamo, e che il fedele, che non è uno scemo, riesce a cogliere con tutta facilità. Ma non può impedirsi di dissentire dalla dichiarazione che anche nelle altre religioni vi sarebbero elementi di salvezza. È questo che dice il Concilio, e il fedele non può impedirsi di dissentire.

L’insegnamento del Concilio circa la possibilità di salvarsi anche in altre religioni non annulla affatto il primato e la divina unicità della religione cattolica, chiaramente ribaditi dallo stesso Concilio, e, se facciamo attenzione, ciò non è nulla di assurdo, ma è un discorso di buon senso. Facciamo un esempio semplice. Dio nel volerci salvare, è sì giusto ed esigente, ma anche è soprattutto misericordioso. Egli è come un buon medico che ha fissato un onorario per le sue prestazioni, ma fa anche sapere a chi è povero: puoi darmi solo la metà? Dammi la metà: puoi darmi solo un terzo? Dammi un terzo. Non hai nulla? Ebbene, ti visito gratis. Pensi alla parabola evangelica degli invitati a nozze: sono invitati per primi coloro che ne avevano il titolo. Questi però non vogliono venire. Chi allora viene invitato? Dei poveracci, dei pitocchi e degli scalzacani, purchè, s’intende, vogliano ben disporsi (ecco l’“abito da nozze”, cioè la buona volontà).

E’ evidente che la Chiesa considera utile alla salvezza un’altra religione non in quanto contiene degli errori, ma contiene delle verità, le quali pure peraltro, anche se a insaputa dei fedeli di quella religione, vengono da Cristo e conducono a Cristo.

6. Lei direbbe che il fedele attento e scrupoloso ha solo da interpellare un teologo. È vero. Ma questo non risolve il problema. Primo perché questa problematica, come insegnano questi ultimi 40 anni, non è di qualche fedele, ma di migliaia e migliaia di essi, tralasciando le centinaia di migliaia che vengono definiti impropriamente “tradizionalisti”, con un ismo che offende la Tradizione della Chiesa. Altro che confessionali, in questo caso ci vorrebbero migliaia di teologi pronti a spiegare e a chiarire i mille aspetti controversi del Concilio, dal suo svolgimento alla sua applicazione. Secondo, perché i rimanenti fedeli, magari meno attenti e meno scrupolosi, rimanendo nel dubbio, deciderebbero secondo ciò che hanno ritenuto di credere. O che il Concilio afferma una verità nuova, cadendo nell’errore, o che il Concilio sbaglia, cadendo nell’eresia, come dice Lei. Non si esce tanto facilmente dalla equivocità del Concilio Vaticano II.

È contrario al buonsenso supporre che i semplici fedeli si trasformino in persone informate, il semplice fedele è portato a credere a ciò che gli viene predicato e a ciò che gli viene fatto praticare. Quando un fedele vede il Papa che abbraccia un eretico, un rabbino o un dignitario musulmano, non può fare un corso accelerato di teologia ecumenica, e non lo fa perché non gli interessa, si limita a dedurne, magari sbagliando, che se ci va d’accordo il Papa dev’essere della brava gente molto amica del cattolicesimo… e un moto di simpatia scaturisce del suo animo ingenuo e generoso… e a cosa potrà portare quella simpatia in un mondo che pratica l’indifferentismo?

È questa la realtà di questi ultimi 40 anni. Senza contare le mille suggestioni a cui sono sottoposti i fedeli cattolici costretti a vivere in un mondo, non solo scristianizzato, ma quasi totalmente areligioso o antireligioso, praticante in ogni ambito e in ogni occasione una subdola persuasione occulta circa lo psudo-valore della morale e dell’etica laiche: la nuova onnipresente nuova religione del mondo moderno.

Pessimismo o realismo?

Realismo ma che pessimismo. Io credo che ci sia molta gente ingannata in buona fede, la quale pertanto parimenti si salva. Tenga presente che, come dice S.Giovanni, il Logos illumina ogni uomo. Tenga presente che Dio vuol salvare tutti, quindi certamente dà a tutti, magari per vie e con mezzi che non conosciamo, anche al di fuori dei sacramenti e della Chiesa visibile, il modo di salvarsi, sempre naturalmente che essi liberamente accettino. E questo nonostante la diffusione del modernismo, i prelati e i teologi indegni ed inpostori e la debolezza della S.Sede. In questi 40 anni la S.Sede ha perso umanamente il controllo della situazione, ma resta pur sempre la guida della Chiesa posta da cristo ed assistita dallo Spirito Santo. E lo Spirito Santo non perde il controllo della situazione. Preghi per gli indegni, segua le buone ispirazioni dello Spirito, si sforzi di vivere la sua fede, guardi all’esempio dei santi, legga e studi il Catechismo, frequenti i sacramenti, sia fedele alla Tradizione, dia il buon esempio e vedrà che salverà se stesso e molti altri.

7. Con questa forse lunga esposizione ho cercato di delineare l’angolo di visuale del semplice fedele, quello per cui la Chiesa esiste. Non che la Chiesa non si debba prendere cura dei teologi, dei dottori e dei Santi, tutt’altro, ma perché tutti costoro, compresi tutti gli ordinati e tutti i consacrati, non possono aver in vista che il bene delle anime: quelle di tutti i fedeli, di tutti i semplici fedeli.

Giustissimo.

8. Nella risposta al punto 5 Lei sostiene che “Per un cattolico non ha senso pensare che un nuovo Concilio sarebbe la disgregazione totale della Chiesa: i Concili si attuano sempre con l’assistenza dello Spirito Santo”. Se questo è vero in linea di principio, non lo è in linea di fatto, poiché dal Concilio Vaticano II, comunque la si voglia mettere, sono derivati una miriade di problemi. Seguendo la sua logica, lo Spirito Santo ne sarebbe corresponsabile o, quanto meno, sarebbe responsabile dei pronunciamenti equivoci del Concilio che hanno permesso interpretazioni erronee ed anche eretiche. Ora, dal momento che questo non è sostenibile e che li riconosceremo dai frutti, ne deriva che l’assistenza dello Spirito Santo, pur non venendo mai a mancare nella vita della Chiesa, passa sempre per il cuore e per le menti degli uomini, sia pure vescovi e papi, e se questi cuori sono induriti e queste menti sono annebbiate, la Sua influenza rimane inefficace. Come accade per la grazia: l’uomo deve disporsi a riceverla con cuore puro e con mente sgombra, diversamente la grazia non scende in lui, anzi, si arriva al limite che invece della salvezza l’uomo procura la sua condanna.

Dovunque in questo mondo l’azione dello Spirito s’interseca con l’azione di Satana e si alterna all’azione di Satana: nel nostro io, nelle comunità, nelle famiglie, negli ambienti del lavoro e della cultura, nelle parrocchie, nelle diocesi, negli istituti religiosi, nei vescovi, nei cardiali, nel Papa stesso, e quindi anche nei Concili. E’ evidente che quanto di buono c’è in un Concilio viene dallo Spirito, mentre eventuali imperfezioni, ambiguità, sconvenienze ed errori vengono dallo spirito delle tenebre o quanto meno dal peccato o dalla fragilità degli uomini.

9. Vero è che conciliaboli ed errori della Gerarchia non potranno mai mettere in pericolo l’integrità della Chiesa, ma il “non prevalebunt” non preserva la Chiesa dai danni provocati da tali elementi, né preserva i fedeli dal grave rischio della perdizione delle anime.

Molto praticamente e col semplice uso del buon senso, chi potrebbe auspicare oggi un nuovo concilio ben sapendo qual è lo stato dei vescovi attuali? Chi potrebbe supporre, ingenuamente, che non si produca peggio di quanto è accaduto col Vaticano II? Fu quello che evitarono di fare i papi fino a Pio XII e che invece realizzò Giovanni XXIII, e i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Non v’è lo sfacelo dappertutto, grazie a Dio e non al Concilio, ma per la fede un mezzo sconquasso è pari alla perdita di essa, perché non si può credere a rate né a condizione, o si crede tutto e bene o si perde la fede. E questo vale non tanto per i documenti, quanto e soprattutto per i semplici fedeli.

I Concili servono proprio per risolvere le crisi e non ha senso pensare che possano aggravarle. La storia dei Concili sta a dimostrarlo. I più gravi problemi della Chiesa si sono sempre risolti con i Concili. Lo dice la parola stessa: Concilio! I Concili conciliano, fanno tornare la pace, risolvono le controversie, eliminano gli abusi, danno nuovo vigore alla vita della Chiesa. E il Vaticano II non fa eccezione.

Temere che un Concilio, opportunamente e ragionevolmente indetto, possa recar danno, è mancanza di fede nello Spirito Santo e ignoranza della storia dei Concili. La convocazione degli Stati generali da parte di Luigi XVI portò al crollo della monarchia francese. Ma la monarchia di Cristo, rappresentata in terra dal Papa, non ha paura dei Concili, anzi se ne serve per far camminare la Chiesa e correggere quello che non va.

Il non aver convocato più Concili da parte dei Papi da Trento sino al Vaticano I è stato uno sbaglio, perché nel frattempo si erano accumulati molti gravi problemi – soprattutto quello del rapporto col mondo moderno -, che ilVaticano I non affrontò adeguatamente – benchè abbia emanato importantissimi chiarimenti dottrinali ed opportune condanne – e lo ha fatto solo il Vaticano II.

I tradizionalisti si dimenticano troppo a quali carenze ha rimediato il Vaticano II, troppo concentrati come sono sulle disgrazie di questi 40 anni del postconcilio. I rimedi apportati dal Concilio sono invece stati ricordati fino alla noia dai progressisti, certo non sempre a ragione, ma essi hanno detto anche delle verità. Da qui comprendiamo come sarebbe utile un maggior dialogo tra tradizionalisti e progressisti, perché ne uscirebbe una utile reciproca informazione e formazione cattolica.

10. Nella risposta al punto 6 Lei afferma che:  “Sostenere la mutabilità del dogma è eresia tipica dei modernisti”.  È incredibile che Lei parli dei modernisti come se questi lavorassero da un satellite nello spazio. Lei riconosce che sono eretici, ma fa finta di non ricordare che lavorarono in Concilio e lo influenzarono e concorsero attivamente alla redazione dei documenti. In questo caso, invocare l’assistenza dello Spirito Santo equivarrebbe a considerare la sua influenza come una sorta di atto magico: erano eretici, ma in Concilio parlarono, scrissero e vissero da non eretici. La verità è che essendo eretici hanno prodotto frutti propri, tra la leggerezza e l’impotenza di tanti Padri conciliari, senza contare l’ossequio che questi ultimi dimostrarono nei loro confronti.

Qui non si sostiene la mutabilità del dogma, si sostiene che i documenti del Concilio sono formulati in maniera tale da esprimere in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, delle mutazioni dogmatiche. Se invece si ritiene che questo non è vero perché non sarebbe possibile per l’immutabilità del dogma, si finisce col dire che le formulazioni conciliari sarebbero tutt’uno col dogma. La cosa, ovviamente, non è possibile, per definizione stessa e perché finisce per fornire al Concilio un’autorità che esso stesso non ha mai preteso di avere e che i suoi frutti dimostrano che non poteva avere e che non ha mai avuto.

Se poi le mutazioni sarebbero nel modo in cui sono espressi e non nei contenuti, è evidente che non siamo d’accordo ed è per questo che ne parliamo.

E’ tipico degli eretici essere oscillanti tra la menzogna e la verità. Essi fanno il doppio gioco, sono servi di due padroni. Certi eretici in buona fede, trovandosi nel dubbio, pencolano ora da parte del vero ora dal parte del falso, senza riuscire mai a decidersi. Ma questi sono scusabili. Quelli più pericolosi invece sono quelli in mala fede, nei quali non c’è un’ignoranza invincibile, ma un’ignoranza colpevole, studiata e di comodo, dettata dalla superbia, per farsi un nome e conquistare discepoli.

Conoscono la verità, ma non la dicono sempre, bensì solo quando lo giudicano conveniente per i loro interessi. Si manifestano come eretici solo con precauzione e quando sanno di essere accettati o di poter darla da bere. Così hanno fatto i modernisti al Concilio: hanno sostenuto la verità che poi il Concilio ha espresso, al fine di ottenere credito presso i vescovi, – era gente colta! – ma poi, quando si sono accorti di aver ottenuto fama ed autorità, hanno saputo trovare l’occasione per propalare le loro menzogne senza troppo danno ed anzi con successo presso i gonzi ed impaurendo le autorità che hanno preso l’esempio da Don Abbondio o dall’avvocato Azzeccagarbugli.

Come ho già detto, il Concilio non contiene – è vero – dogmi definiti (veritas fidei), ma contiene dogmi definibili (veritas proxima fidei). Se il Concilio contiene due costituzioni dogmatiche, vuol dire che non ha inteso essere solo pastorale. E poi Le ho già accennato al criterio per riconoscere in un documento della Chiesa, ciò che ha carattere dogmatico.

11. Della risposta al punto 7, credo che basti dire che altrettanti teologi, se non di più, hanno dimostrato che non v’è continuità nella novità della libertà religiosa. E non credo che questi ultimi valgano di meno rispetto ai primi, perché sprofonderemmo nell’ideologismo.

E’ una dimostrazione impossibile, giacchè, come ho detto, al dottrina sulla libertà religiosa, trattando un tema connesso con la Rivelazione, è verità prossima alla fede, la quale pertanto non può essere in contrasto con la fede tradizionale.

12. Della risposta al punto 8, ritengo solo una frase che credo esprima il suo convincimento: “Oggi più che mai siamo consapevoli che l’evangelizzazione dev’essere preceduta dalla promozione umana, così come il Battista è stato il Precursore di Cristo”.

È proprio questo uno dei punti critici derivati dal Concilio, parecchio più critico di quanto appaia nella formulazione fatta da Lei e nella risposta che segue.

La promozione umana è cosa lodevole, sembrerebbe, ma cosa significa? Di fatto significa tutto e il contrario di tutto, com’è nell’ordine delle cose umane. Includerebbe la dignità dell’uomo? Quale dignità, quella dell’ONU o quella del prologo del Vangelo di San Giovanni? Includerebbe la libertà dell’uomo? Quale libertà, quella del ’89 o quella dei figli di Dio? Includerebbe il diritto alla pace? Quale pace, quella che dà il mondo o quella che dà Cristo? Includerebbe il rispetto dei valori? Quali valori, quelli della società umana o quelli della società divina che è la Chiesa?

Non sta scritto da nessuna parte, del Vangelo o dei Padri, che il mondo abbia per principio alcunché di buono, sta scritto invece: non conformatevi alla mentalità del mondo; non amate né il mondo né le cose del mondo. Questo, non perché il compito dei fedeli di Cristo sia di dar fuoco al mondo che è una cloaca del peccato, ma perché l’ineluttabilità dell’essere nel mondo non si trasformi, anche senza volerlo, nell’essere del mondo, corrompendo l’evangelizzazione e venendo meno al comandamento.

Quanto al paragone col Battista, mi lasci dire che Lei è proprio un buontempone. Cercare di far passare il Battista per un propugnatore della promozione umana è davvero una cosa che rompe simpaticamente l’eccessiva serietà del nostro discorrere.

Dovrebbe esse chiaro che quando io parlo di dignità e di promozione della persona umana o dell’esistenza della libertà o del valore della pace e della giustizia o dei diritti dell’uomo, non mi rifaccio all’illuminismo o alla Rivoluzione francese o all’ONU, ma alla dottrina sociale della Chiesa e mi riferisco in modo speciale alla concezione tomista dell’uomo, raccomandata dalla Chiesa stessa.

Quanto al significato biblico del termine “mondo”, ne ho già parlato in precedenza, distinguendo il mondo in quanto creato da Dio, mondo che quindi come tale è buono, mondo che Cristo ha amato e salvato, dal mondo nel senso di mondo del peccato, sotto l’impero di Satana e il “mondo” in questo senso va certamente odiato e fuggito.

13. Della risposta al punto 9 dico solo che Giovanni Paolo II ha detto che era un diritto cambiare religione.

Sì, ma a quali condizioni? Che il soggetto erri in buona fede. Questo va specificato per non fare di Giovanni Paolo II un indifferentista, cosa semplicemente ridicola.

14. Se vi è una tradizione morta, come dice Lei, ne deriva è morta la Chiesa.

E’ chiaro che la Tradizione della Chiesa non è morta ma è viva. Ma “viva” che vuol dire? L’ho già detto: quella del Magistero di oggi, fatto di persone viventi: i nostri pastori sotto la guida del Papa. Givanni Paolo II ricorda a questo principio a Mons.Lefèbvre, perché egli non accettava la Tradizione viva in questo senso. La sua obbedienza si fermava a Pio XII e non andava oltre.

15. La risposta al punto 12 mi pare voglia trascurare tutto quanto ho avuto modo di scrivere. Ribadisco allora. Il Magistero è l’unica guida per il fedele, quindi, se il fedele scorge delle contraddizioni tra il Magistero di ieri e quello di oggi, come minimo c’è un problema. E non è accettabile cavarsela dicendo che il problema sta nel fedele, perché si farebbe finta di credere che si tratterebbe di una opinione (in questo campo di per sé improponibile), mentre invece si tratta di un fatto. Un fatto che può apparire una inaccettabile anomalia, ma che non può annullarsi affermando che è impossibile. Un fatto è un fatto, non una ipotesi, né una possibilità. È di questo che stiamo parlando di un fatto anomalo. E l’anomalia non sta nel fedele, ma nel Concilio.

Non so a quale domanda senza risposta Lei si riferisca, ma se mi chiede come un fedele possa arrogarsi il diritto di correggere il Magistero, io Le rispondo: basandosi sul nulla. Il fedele non può correggere il Magistero. Perché ci giriamo intorno? Il fedele ha il sacrosanto diritto di pretendere che il Magistero di oggi non contraddica il Magistero di sempre, e se le formulazioni del Magistero di oggi non si preoccupano di tenere primariamente in conto il rischio che il fedele possa fraintendere è evidente che basterebbe solo questo per considerarlo un Magistero manchevole, imprudente e incurante. Se poi si constatasse, come si constata da 40 anni, che non di formulazioni si tratta, ma di contenuti mutati, non solo il fedele ha il diritto di pretendere la correzione, ma ha anche quello di pretendere che quelle mutazioni vengano dichiarate tali, per la salvezza delle anime.

Se il Magistero è infallibilmente assistito dallo Spirito Santo, come possono esserci delle contraddizioni? Lo Spirito Santo si contraddice? Allora al fedele cattolico che sa per fede che lo Spirito non si contraddice non verrà forse il dubbio che è lui a trovare contraddizioni dove non ci sono? Non sarà forse che quello che a lui pare un fatto in realtà è un’apparenza? Non sarà forse una contraddizione apparente che può essere risolta? E’ lo Spirito santo a contraddirsi o siamo noi, che vediamo la contraddizione dove non c’è?

16. Per la risposta al punto 13, mi scusi, Padre Giovanni, ma Lei non doveva proprio inciampare in una piccola cosa come questa: “devono dimostrare vero e pieno amore per la Tradizione con l’accettare le dottrine nuove del Concilio, che non sono affatto in contrasto con la Tradizione, ma ne sono un’esplicitazione, uno “sviluppo” nel senso che ho spiegato sopra”.

Le dottrine nuove del Concilio? Perché il Concilio, un concilio pastorale, che non ha voluto insegnare niente di nuovo, ha insegnato dottrine nuove? Scusi, ma a me sembrava che Lei fosse del tutto contrario a questo che afferma adesso. E lei lo ribadisce, si tratterebbe di dottrine nuove “che non sono affatto in contrasto con la Tradizione ”. Dottrine nuove, quindi, che esplicitano, che sviluppano, ma sempre dottrine nuove. È corretto tutto questo? Nuove significa solo che non sono mai state insegnate o che, in quanto nuove, sostituiscono le vecchie. Proprio quello che non è possibile. Ma forse è stato un lapsus.

Per “dottrine nuove” non intendo “nuove verità rivelate”, ma migliore  e più esplicita conoscenza delle medesime verità. E questo è normale nella storia dei Concili.

17. Nella risposta al punto 14 Lei afferma una cosa che non trova precedenti nella dottrina della Chiesa e, per quanto mi riguarda, del tutto insostenibile anche dal semplice punto di vista logico. L’adorazione della Parola di Dio è una impossibilità. Tranne che non si volesse sostenere che adorare è come venerare, è come rispettare, ecc. Se c’è differenza tra questi termini è perché indicano cose diverse. Dire che la Parola è Cristo stesso, significa dire che tutta la parola di Dio è Cristo stesso: Egli è il Logos. E il Logos si fece Parola da sempre: Egli è la Parola. Ma solo ultimamente si fece carne, ed è Cristo, e noi adoriamo Cristo, non il Logos, perché diversamente non ci sarebbe stato bisogno dell’incarnazione. Non mi risulta che si sia mai adorata la Parola, né col Nuovo, né col Vecchio Testamento. Solo con Lutero si è passati dal rispetto all’adorazione del Libro, neanche Ebrei e musulmani, ma questo perché Lutero in definitiva avendo accantonato Cristo e il SS. Sacramento, non gli restava che adorare il libro e se stesso. Accade così col postconcilio? E, accadendo, è legittimo? È in continuità?

Tutto ciò che riguarda Cristo è adorabile: questo è un noto insegnamento della Tradizione. Nella Settimana Santa non c’è l’adorazione della Croce? Tanto più la sua parola o le sue parole, che esprimono la sua divina sapienza e il suo divino amore. Certo un conto sono le parole di Cristo, ed un conto è Cristo Parola sussistente (Verbo, Logos del Padre, seconda Persona della SS.Trinità). Ma perché non dovrebbero essere adorabili anche le sue parole?

Lo sbaglio di Lutero non fu questo tipo di adorazione, ma fu il rifiuto della Sacra Tradizione trasmessa dal Magistero della Chiesa come infallibile interprete della Parola di Dio ed espressa nei Concili.

18. Sul punto 15 siamo d’accordo, quindi niente da dire, o quasi. Solo che a me sarebbe permesso parlare del bicchiere mezzo pieno, facendo finta di minimizzare il mezzo vuoto, ma a un ordinato o a un consacrato no. Quando c’è il male, tutto o mezzo o un quarto, va subito denunciato, trascurando i tre quarti di bene, per impedire che il quarto diventi tre quarti. È questo il dovere di un ministro, denunciare per correggere e prevenire, non dare alibi al male, non ammorbidirlo col presentare contemporaneamente il bene. Cosa farà un confessore al cospetto del male del peccatore? Ricorderà a questi di tenere presente il bene che c’è in lui? Forse è proprio questo che si fa a partire dal Concilio, ed è per questo che il male è sempre più diffuso, nella Chiesa e tra i suoi ministri.

Se Lei mette cose così, sono d’accordo.

Annunci

Tag: ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: