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Dibattito sul Concilio Vaticano – III Parte

ottobre 4, 2010

1. Una diversa impostazione pastorale che corrisponde ad una diversa prospettiva che intende mettere in luce i punti validi e in ombra gli errori. Non è vero che il trucco del demonio è mischiare verità ed errore? E se c’è errore mischiato alla verità, non è vero che la verità viene usata per servire l’errore?

Certamente che questa è la tattica del demonio ed è vero che la verità è usata per servire l’errore; ma l’abilità del cristiano sapiente e perspicace sta proprio nel togliere dall’errore la parte di verità, così come in una mela un po’ marcita si prende la parte buona e si getta quella marcia.

2. Anche Lei cerca di aggiustare la frittata. Bene. Allora se permette Le propongo una osservazione da semplice fedele non aduso alla terminologia specialistica. Il verbo essere indica l’essenza, il verbo esistere indica l’esistenza. L’essere è proprio del se stesso, l’esistere è proprio dello stare fuori da se stesso: l’essere che esiste è l’essere che ex-sta. Vero è che è l’essere che ex-sta, ma proprio per questo l’essere e l’esistere sono due condizioni diverse, diversamente si direbbe solo è oppure esiste. D’altronde, il concetto di essere non necessita dell’esistere, mentre il concetto di esistere necessità dell’essere. Quindi, l’esistere è meno dell’essere. Il verbo sussistere non si oppone al termine essere, ma neanche gli è reciproco, gli è semplicemente subalterno, per cui dire essere è dire la pienezza, dire sussistere è non dire la pienezza, ma solo un aspetto di essa. Questa è logica elementare, non indagine teologica per specialisti, e il semplice fedele sa di logica elementare e non di alta teologia.

Col mio riferimento all’“essere”(=essenza, predicato verbale) e all’“esistere” o “sussistere”, intendevo riferirmi rispettivamente alla definizione tradizionale della Chiesa di Cristo: “la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica” ed alla definizione conciliare “la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica”. 
L’“essere” della proposizione “la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica” si riferisce all’essenza della Chiesa; non è l’essere del “se stesso”, ossia l’atto d’essere. E’, in altre parole, un essere logico-predicativo, non è l’essere metafisico.
Quanto al sussistere – usato nel testo conciliare – significa non il semplice esistere (ex-sistere), ma l’esistere della sostanza, ossia l’esistere o essere in sé. Se io dico che una cosa sussiste, dico di più che se dicessi che una cosa è tale (ossia dandone una definizione), perché il sussistere, in quersto caso, facendo riferimento all’atto d’essere, non è meno dell’essere ma è lo stesso essere, come essere in sé, ed è di più del predicato dell’essere che rappresnta la definzione, ossia l’essenza.
Infatti l’essere (come sussistere) è più dell’essenza (definizione). L’essere (come atto d’essere) è più del sussistere dal punto di vista metafisico, non dal punto di vista logico (essenza predicata). Per questo la definizione conciliare non impoverisce ma arricchisce la definizione tradizionale, che non è affatto smentita ma confermata ed esplicitata, come del resto ha spiegato successivamente la CDF.
Il famoso subsistit serve a costituire il principio dell’ecumensimo ecclesiale. Infatti esso non è sufficientemente fondato nella semplice definizione della Chiesa (“la Chiesa è…”). Infatti posso dire: la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica, ma non posso dire: la Chiesa di Cristo è la Chiesa Anglicana od Ortodossa. Invece il subsistit mi consente di formulare il principio dell’ecumenismo in questi termini: la Chiesa di Cristo sussiste in pienezza nella Chiesa cattolica, ma sussiste anche secondo una costituzione incompleta (“elementi di Chiesa”, anche nelle altre Chiese non cattoliche.

3. Anche Lei mi vorrebbe far credere che il Concilio ha voluto esaltare la Scolastica. Pazienza, ma tanto anche Lei sa che è esattamente l’opposto (anche il Card. Ratzinger ha detto più volte che la Scolastica gli è andata sempre stretta).
Il Concilio dice e non dice, e spesso per dire non dice. Questo non è il parlare di un concilio, ma una forma di equilibrismo tipico del pensiero moderno. Se un documento del Magistero solenne della Chiesa, come dovrebbe essere un concilio, tace sull’eresia dei protestanti e, peggio ancora, usa eufemismi, è evidente che si tratta di un Magistero pericoloso, non credibile e tendenzialmente complice dell’errore.

Le faccio presente che nessun Concilio finora aveva mai raccomandato come modello di teologo un pensatore Scolastico. Lo ha fatto raccomandando il principe degli Scolastici, S.Tommaso d’Aquino. Che poi il Concilio usi raramente e forse anche troppo raramente un linguaggio scolastico, è vero. Tenga però presente che i concetti della Scolastica si possono esprimere anche con linguaggio moderno, ed è esattamente quello che ha fatto il Concilio.
E’ vero che il Concilio esprime certi concetti dogmatici in un linguaggio non del tutto chiaro. Ma allora, senza dubitare della verità della dottrina, dobbiamo chiedere umilmente alla Chiesa che ci chiarisca cosa ha inteso dire – come ha fatto Mons.Gherardini -, per evitare che sia strumentalizzato dai modernisti e frainteso dai lefevriani. Come fa ad essere “pericoloso” il Magistero di un Concilio ecumenico?? Non è un’assemblea parrocchiale e non è nemmeno un consesso di semplici teologi….

4. Se Dio, che vuole salvare tutti, abbuona le mancanze di verità, a che pro la Chiesa? Se poi invece pur volendo salvare tutti, condanna quelli che conoscendo la verità della Chiesa la ignorano volutamente, sembrerebbe che la Chiesa serva per permettere la condanna degli immancabili peccatori, e solo di loro, perché tutti gli altri, proprio perché manchevoli si salverebbero. Ma allora per salvarsi immancabilmente basta nascere protestante. Che grosso pericolo nascere cattolico!

Dio abbuona le mancanze di verità involontarie, ed in ogni caso anche costoro si salvano appartenendo, magari senza saperlo, alla Chiesa. Chi, conoscendo le verità insegnate dalla Chiesa, le ignora volutamente, si perde evidentemente per colpa sua e non per colpa della Chiesa.
E’ vero che anche il protestante in buona fede si salva. Ma in ogni caso è meglio nascere cattolico, perché costui gode di una pienezza di verità e quindi di una migliore possibilità di far del bene, che il protestante non conosce.

5. Insomma, il Concilio ha fatto quanto di meglio poteva fare perché i protestanti si convertissero (lo uso io questo termine, non Lei, so bene che non si deve usare più, ma io ho un vocabolario limitato, da vecchio cattolico), ma sfortunatamente è successo, inaspettatamente, che il sottoscritto ha insediato un certo pericoloso sovversivo, un tale Kasper, e lo ha tenuto al suo posto per anni, per annullare l’efficacia del Concilio. Sembra la stessa ridicola riflessione di Paolo VI sull’irrompere del diavolo. Questo tale che sono io che ha voluto e mantenuto Kasper, sarà forse un agente del diavolo?
La verità è che dopo mille anni di potenziale spinta all’unità e di stimolo dello Spirito Santo, secondo l’ottica del Concilio, gli Ortodossi non si sono neanche sognati di “ritornare”, e pare invece che oggi si proponga a loro e a tutti i protestanti di “incontrarsi a metà strada”.

Caro Signore, Lei in fondo sa qual è il valore dell’ecumenismo meglio del modernista e filoprotestante Kasper. Infatti il vero ecumenismo non è il trastullarsi e il cincischiare illusori ed ipocriti in un irenismo inconcludente ed equivoco, col noioso ritornello dello “Spirito Santo”, ma il vero ecumenismo non è che un’espressione più evangelica e dinamica, nella vera forza dello Spirito, del tradizionale lavoro apostolico e missionario che si propone di convertire i non cattolici.
Se dopo mille anni dallo scisma d’oriente siamo ancora press’a  poco allo stesso punto, e per certi versi la situazione è peggiorata, giacchè molti cattolici in realtà sono ortodossi, ciò non dipende da direttive conciliari sbagliate, ma dal fatto che Kasper non si è attenuto alle vere direttive del Concilio. Le lamentele dei Paolo VI io le prenderei sul serio. Semmai egli non ha avuto la forza di prendere adeguati provvedimenti
.

6. Il sospetto che il Concilio abbia voluto aprire alle eresie protestanti, non è semplice e neanche un sospetto, è un fatto provato da 40 anni di postconcilio. Quanti vescovi sono diventati più protestanti dei protestanti? L’ultimo, il vescovo francese di Evreux, lo si è visto partecipare l’altro giorno all’ordinazione delle pretesse protestanti inglesi a Salisbury, con tanto di paramenti con mitria. Un esempio di come le parti cattive presenti… finiscono con l’essere preparazione all’eresia per i cattolici. Chi lo mantiene sempre al suo posto, il sottoscritto?

La crisi del postconcilio non dipende dalle dottrine del Concilio, che sono infallibili, ma da alcuni difetti pastorali che Le ho già detto, difetti che sono stati ingigantiti a dismisura da un episcopato scadente e indisciplinato e da un Papato buono, ma debole e mancante di tempestività. Ma d’altra parte, come pure Le ho detto, l’episcopato unito al Papa è pur sempre l’organo divinamente istituito che guida infallibilmente la Chiesa alla pienezza della verità e della santità. Quindi abbia fiducia che sarà lo stesso episcopato, sotto la guida del Papa, a riformare se stesso, obbedendo in pienezza la Concilio. Abbiamo già i primi segni.

7. Il Concilio insegna che dobbiamo imparare dagli altri e degli altri dobbiamo accogliere ed esaltare ciò di cui manchiamo. L’italiano non è un’opinione e fintanto che se ne comprende anche solo un po’ non si può leggere il Concilio in maniera diversa.
D’altronde, Lei stesso dice che è proprio così, ma non per colpa del Concilio, ma per colpa del solito Kasper. Contento Lei!
Quanto alle calunnie nei confronti del Concilio e agli errori nella fede, non si capisce perché il sottoscritto debba essere ripreso e gli eretici capiti, compresi e coccolati. Pazienza, così va il Concilio.

Dobbiamo imparare dagli altri se abbiamo qualche lacuna. Infatti, anche se siamo cattolici, questo non vuol dire che senza accorgercene non vi sia in noi qualche ignoranza circa le verità di fede. Questo però non vuol dire che il cattolicesimo come tale abbia bisogno di essere corretto o perfezionato dalle altre religioni. Un conto è il cattolicesimo in se stesso. Esso contiene la pienezza della verità. E un conto è il cattolico come singolo uomo. Come uomo egli è fallibile, può ignorare involontariamente certe verità e aver bisogno di essere istruito. E non è impossibile che, limitatamente a qualche verità, possa esser istruito o corretto da un non cattolico, il quale peraltro potrà istruirlo proprio in quanto, magari senza saperlo, è in possesso di verità che appartengono al cattolicesimo. Un mio amico fu spinto a convertirsi al cattolicesimo da un…. calvinista!
Non c’è solo Kasper a fraintendere il Concilio, ma anche altri cardinali, come König, Alfrinkm, Willebrands, Suenens, Döpfner, per il passato ed oggi Lehmann, Zollitsch, Vlk, Martini e Sepe. Quanto al suo atteggiamento nei confronti della dottrine del Concilio, mi limito solo a chiederLe se è ammissibile che un cattolico che vuol essere cattolico neghi l’infallibilità delle dottrine di un Concilio e le veda come tradimento della Tradizione. Risponda Lei alla domanda mettendosi una mano sulla coscienza. Per quanto riguarda gli eretici, dove mai li ho “capiti”, “compresi” e “coccolati”? A meno che non siano in buona fede.

8. Ecco che spunta un altro agente del demonio, anch’esso non si sa bene da chi sostenuto e studiato e raccomandato, un certo Rahner, i cui scritti occupano ampi spazi nelle biblioteche delle facoltà teologiche e dei seminari e sono adottati come libri di testo.

Rahner è sostenuto, studiato e raccomandato dalla forte corrente modernista e dai protestanti tedeschi, longa manus nella Chiesa della massoneria penetrata tra i Gesuiti. Le consiglio di leggere il mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2010

9. E Lei conferma quanto scritto da me: i cattolici devono cercare la verità col dialogo, con tanti saluti alla verità cattolica insegnata dalla Chiesa che, a questo punto come minimo è una verità parziale, quindi non è la verità tutta intera. Non è un problema di migliore conoscenza della verità, come si vorrebbe far credere, ma di verità che non c’è e va cercata. Questo non è cattolicesimo.

Come già Le ho detto, Lei deve distinguere la verità in se stessa, come depositum fidei, ossia l’insieme delle verità rivelate, come oggetto di conoscenza, dalla la conoscenza della verità. La verità nel primo senso è posseduta in pienezza dalla Chiesa cattolica e solo da lei sin dagli inizi; invece la conoscenza della verità, ossia del depositum fidei o dato rivelato, nei singoli e nella Chiesa stessa, cresce ed aumenta nella storia sotto la guida dello Spirito Santo. Cristo ha consegnato alla Chiesa la verità totale nel primo senso, ossia come l’insieme dei contenuti della fede, mentre la nostra conoscenza di questa verità sarà parziale sino a che non giungerà la pienezza della conoscenza alla Parusia di Cristo.

10. Non serviva ribadirlo, s’era già capito che si deve andare a scuola dai pagani per apprendere la piena dottrina di Cristo?

Dove mai ho detto questa sciocchezza? 

11. Il Logos illumina debolmente anche altri, ma i cattolici non hanno bisogno di questa debole luce, perché hanno già quella intera di Cristo e degli Apostoli. Il Concilio dice che ne hanno bisogno, e Lei concorda.

Tutti hanno bisogno della luce del Logos, in quanto la luce piena che viene da una conoscenza esplicita di Cristo non è che uno sviluppo di quella conoscenza del Logos che il Logos concede a tutti.

12. Il dialogo con l’errore inquina la verità, tranne che non si tratti di santi e di fedeli perfetti, e finora abbiamo detto che non è così, anzi abbiamo detto che dai pagani possiamo apprendere ciò che ci manca. Questo è riduzionismo della fede e per i fedeli induzione all’errore.

Nel dialogo non si tratta di dialogare con l’errore, ma di correggere l’errore. E’ questo ciò che fanno i santi ed i fedeli perfetti. Ed è questo invece che non fanno i modernisti, falsi interpreti del Concilio. Per quanto riguarda l’apprendere dai pagani, tenga presente la distinzione che ho fatto sopra tra cattolicesimo (che non ha nulla da imparare) e il cattolico (che ha sempre da imparare).

13. Israele è l’eletto del Signore e lo sarà sempre in maniera esemplare, ma gli Ebrei che hanno respinto Gesù si sono posti fuori dall’elezione, e con loro tutti gli Ebrei che, nonostante duemila anni di vicinanza con la Chiesa e la Cristianità, continuano a rifiutare il nuovo Israele.
È vero, questi Ebrei sono delle persone speciali, in forza della vecchia elezione, ma è proprio per questo che sono maggiormente colpevoli per il loro rifiuto. Certo avranno una più grande ricompensa, ma dopo che si saranno convertiti al vero Israele, la Chiesa, a cui è passata l’elezione di Dio.
L’elezione di Israele come etnia non esiste e non è mai esistita, proprio perché non è mai esistita l’etnia ebraica. Solo nell’ottocento è stata inventata questa fisima tutta moderna e tutta occidentale e per niente cattolica. Basta leggere il libro dell’Esodo e imparare che Israele è l’insieme dei popoli che si sono votati all’adorazione del vero Dio. Perfino la piccola etnia derivata da Giacobbe venne tutta sterminata da Dio nel deserto e sostituita con altre etnie. Ciò che conta è la razza spirituale dei figli di Dio, esattamente com’è avvenuto dopo Cristo con la predicazione degli Apostoli. Ed è la seconda volta che Dio cambia etnia per costituire il suo popolo fedele. Altro che etnia ebraica. Ciò che è rimasto del vecchio popolo di Israele si è votato al rifiuto del comandamento di Dio e per questo i suoi componenti, uno per uno, verranno gettati nella Geenna.
Continuare a illudere gli Ebrei alimentando la loro ingiustificata pretesa di elezione attuale, significa aiutarli a perdersi e contravvenire ai comandi del Signore Gesù.

Se Israele non è un’etnia, come facciamo ad identificare Israele? L’Israele spirituale, mescolanza di razze diverse, è un’altra cosa. È appunto la Chiesa. Ma appunto è fondamentale distinguere Israele come razza (“Israele secondo la carne”) e Israele come Chiesa, assemblea di tutte le razze che credono in Cristo.
Quando si dice che Einstein era ebreo o che Freud era ebreo o che Edith Stein era ebrea o che Raissa Maritain era ebrea e così via, si intende appunto in senso razziale. Capisco bene che in tanti secoli di storia ci siano stati incroci e mescolanze. Tuttavia Lei sa bene quanto ancor oggi, soprattutto nello Stato d’Israele, per poter esser cittadini occorre appartenere alla razza ebraica.
Inoltre i caratteri somatici di questa razza sono ben noti da sempre. Si sa benissimo che è una razza semitica, simile agli arabi ed agli egiziani. Se fosse vero che questa razza non esiste, i nazisti, con la precisione scientifica (e diabolica) con la quale individuarono questa razza, non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto.
Che nella storia biblica di Israele ci siano stati mutamenti, rivolgimenti e mescolanze razziali (come del resto avviene anche per altre razze) nessuno lo nega, ma non fino al punto di far perdere a questo popolo la sua identità razziale, ed è proprio questo il miracolo di Israele: che Dio ha scelto tra tutte le etnie proprio questa, la quale vive da millenni e durerà sino alla fine del mondo. Di nessun altro popolo è garantita dalla Bibbia una cosa del genere. Ciò suppone evidentemente che essa sia empiricamente rilevabile e distinguibile dalle altre. Se Lei prende un trattato di etnologia, non avrà difficoltà a vedere quali sono i caratteri della razza ebraica. Per il resto sono pienamente d’accordo con Lei.

14. Il Concilio dice molto di più e molto di più grave, ed io l’ho riportato pari pari e l’ho commentato, per chi vuole intendere.

A che cosa si riferisce?

15. La presentazione dei lavori del Concilio non sarà corretta, ma i fatti sono quelli. Tanto vi fu buona volontà e comprensione che, per esempio, il primo atto dei buoni padri progressisti fu proprio un atto sovversivo: chiedere ed ottenere l’abolizione di tutti gli schemi preparati dal Papa con l’ausilio della consultazione dei vescovi. Il fatto che Giovanni XXIII si sia prestato perfino a far zittire bruscamente in Concilio il Prefetto del Sant’Uffizio (gli si spense addirittura il microfono, e Lei lo sa), non rivela l’azione dello Spirito Santo, ma la debolezza del Papa e la protervia dei vescovi e cardinali che volevano ribaltare l’impostazione del Concilio. Non conciliazione, ma prevaricazione da un lato e debolezza dall’altro.
Ma, dal punto di vista del fedele, quel è la differenza tra piano dottrinale e piano pastorale. Può da una dottrina buona scaturire una pastorale cattiva? Può una pastorale cattiva derivare da una dottrina buona? Non è più vero che la pastorale cattiva è tale perché si è appoggiata su una dottrina nuova, filtrata tra mille equivoci dai documenti del Concilio?
Lei racconta così lo svolgimento: i modernisti c’erano, e dico io tanti e nei posti di maggiore responsabilità, ma si seppero contenere, e dico io che significa? Significa che invece di distruggere subito la Chiesa si limitarono a picconarla? Mentre i sostenitori della Tradizione non furono ascoltati. Lei dice esattamente quello che ho detto io, ma pretende di dire una cosa diversa, perché aggiunge dei forse e dei ma. In effetti Lei si ingegna per cercare di giustificare il suo assunto.
Solo dopo il Concilio i modernisti si sono rivelati. Ebbene, questo non solo non è vero, ma è anche impossibile. I modernisti erano ben conosciuti da prima del Concilio, tant’è vero che sono stati appositamente chiamati a parteciparvi, o dal Papa o dai vescovi. Hanno apertamente lavorato durante il Concilio, con l’acquiescenza e la sudditanza culturale e psicologica dei vescovi, ed hanno continuato a lavorare dopo con tanto di riconoscimenti a tutti i livelli, compreso il cappello cardinalizio, e lo hanno potuto fare per 40 anni indisturbati e applauditi; solo ultimamente si è parlato di mettere una pezza: per un verso approfittando che i più grossi sono morti, grazie a Dio, e per l’altro cercando di minimizzare il tutto, come fa Lei. Così non si metterà neanche una pezza, ma si colorerà di nero il buco facendo credere che si tratti di una stoffa.

Non è detto che l’insegnamento pastorale della Chiesa sia coerente con quello dottrinale. Cristo ha garantito l’infallibilità al Magistero solo per questo secondo tipo di insegnamento, non per il primo. E del resto ciò è confermato dalla storia: mentre Lei non troverà mai che la Chiesa si sia smentita o abbia cambiato negli insegnamenti dottrinali-dogmatici, soprattutto se si tratta di dogmi definiti o rispetto per la Tradizione (nonostante quanto i modernisti vorrebbero farci credere e i lefevriani temono), non è difficile trovare dei casi nei quali la Chiesa ha cambiato o abolito per quanto riguarda le disposizioni pastorali-disciplinari-giuridiche. Pensi soltanto all’abolizione della pena di morte per gli eretici o alla campagna per le crociate o ai ghetti per gli Ebrei o alla soggezione della donna all’uomo o alla questione del prestito ad interesse e molte altre cose.
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Certo che i modernisti esistevano anche prima del Concilio ed erano presenti al Concilio e si sono affannati in tutti i modi per piegare il Concilio dalla loro parte, con atti di forza e diverse mosse illegali e disoneste, non solo quelli che dice Lei. Ma non ci sono riusciti nè potevano riuscirci, perché  – Glie lo ripeto per l’ennesima volta e Lei come cattolico dovrebbe saperlo bene  – è assolutamente impossibile che un Concilio ecumenico tradisca la Tradizione o insegni delle eresie. Questa era precisamente l’idea di Lutero!! Per questo egli rifiutava i Concili e pretendeva di interpretare la Bibbia per conto proprio.
Per quanto riguarda il rilievo di una certa debolezza o inavvedutezza del Papato, sono d’accordo con Lei e Glie l’ho già detto. Per questo io non sono favorevole alla Beatificazione di Paolo VI, mentre ho visto bene quella di Giovanni XXIII e sarei favorevole a quella di Giovanni Paolo II. Paolo VI non è modello di fortezza e avvedutezza, che invece sarebbero state necessarie nel periodo in cui visse. Invece di lamentarsi, di piangere e tergiversare, avrebbe dovuto impugnare con energia lo scettro di Pietro. Il suo insegnamento dottrinale è ricco e bello, ma è mancata una giusta azione pastorale.  Vedeva i mali, ma in modo troppo generico, senza adottare cure mirate e specifiche. Ha avuto troppi riguardi verso i nemici interni della Chiesa. Gli unici gesti coraggiosi sono stati l’Humanae Vitae e la condanna del Catechismo Olandese, ma troppo poco! Egli ha lasciato correre troppe cose e adesso è difficilissimo rimediare, ma la Chiesa ci riuscirà. Vedrà che il Papato (penso dopo la nostra morte)  non metterà solo una pezza, ma apporrà un vero rimedio, come già riuscì a fare S.Pio X e come è avvenuto in altre drammatiche circostanze della storia, benchè Lei sappia bene come quaggiù la Chiesa sia sempre insidiata da Satana.

16.  Quello di Assisi non fu un esperimento, ma un preciso intento di Giovanni Paolo II a cui si piegò, la seconda volta, perfino il Card Ratzinger che la prima volta non si era presentato. Giovanni Paolo II non difende Assisi, ma lo esalta e lo pone come pregiudiziale. La storia dell’ispirazione dello Spirito Santo non è un’ipotesi, ma un insegnamento del Papa. Forse Giovanni Paolo II ha ecceduto nella forma, ma nella sostanza egli era pienamente convinto, al pari dei cardinali e dei vescovi. Perplessi non erano gli ufficiali delle Congregazione, ma tantissimi fedeli, dei quali molti erano fortemente arrabbiati, ma al Papa non gliene importava niente: lui aveva ragione. E in effetti non aveva tutti i torti, perché da allora le cose sono sempre andate avanti, magari con forme più acconce, ma nella sostanza confermando la stupenda intuizione. Se così non fosse, non si dovrebbe parlare di esperimento azzardato, ma di insegnamento da condannare. A quando i mea culpa per le colpe del Concilio e dei vescovi e dei papi del Concilio durante e dopo?

Questa questione di Assisi è una questione pastorale e non è proibito ad un cattolico dire che il Papa sbagliò. I mea culpa verranno, ma per sbagli pastorali, non per decisioni dogmatiche.

17. La mancata condanna dell’eresia fu voluta e questo, come tutti sanno, proprio per un documento conciliare, equivale al connubio con l’eresia. Se poi si volesse mettere l’accento sulla “pastoralità”, questo dovrebbe valere per tutti i documenti, rendendo nullo il discorso dell’assenso. Che poi esista il Codice di Diritto Canonico è cosa superflua per il Concilio stesso. Tanto varrebbe dire che ciò che conta è il Magistero bimillenario della Chiesa. Ma questo è quello che continuo a sostenere io e su cui Lei non è d’accordo.

Il non parlare mai di eresie è stato uno degli sbagli pastorali del Concilio. Il Diritto Canonico non è affatto cosa superflua, ma è una struttura essenziale della Chiesa, contrariamente a quanto pensava Lutero. Il problema è che non è applicato! Quanto al Magistero bimillenario della Chiesa perché non dovrei essere d’accordo con Lei?

18. Se il Concilio contiene nuove dottrine dogmatiche su tutte le cose che elenca Lei, significa che queste dottrine riguardano tutta intera la Chiesa e il suo Magistero e questo è quello che sostengo io. Solo che per Lei si tratta di continuità esplicitante, per me di rottura. Sarei curioso di capire come si possa spiegare ad un semplice fedele questa continuità esplicitante senza sottoporlo ad anni di studio teologico. Parliamo della pratica della fede o dell’esercizio universitario della fede?
Il giorno in cui la Chiesa ripresentasse in forma canonica tali nuove dottrine ci troveremmo di fronte a nuovi documenti, non a quelli stessi del Concilio. E i canoni senza anatema, ma con generiche sanzioni, equivarrebbero esattamente ai documenti del Concilio… sì, ma, però. Così come li pensa Lei si tratterebbe di un nuovo pasticcio, e Lei li pensa così perché non vuole ammettere che il Concilio ha sbagliato e vada corretto. E pensare che “il vostro parlare sia sì sì no no” è scritto a chiare lettere nel Vangelo.

Nel documento della Chiesa che io auspico, dovrà essere lo stesso Magistero a spiegare ai fedeli il come e il perché della suddetta continuità esplicitante per ogni canone, citando i collegamenti col Magistero precedente.
Non importa se si tratta di nuovi documenti, diversi da quelli del Concilio, l’importante è che essi svolgano autorevolmente questa funzione ermeneutica ed esplicativa. Sempre nella storia della Chiesa il Magistero successivo ha spiegato ed esplicitato i documenti del Magistero precedente: è una prassi del tutto comprensibile e tradizionale.
Il termine anatèma (lat. e gr. anàthema) si è fatto una cattiva fama. Oggi, nel vocabolario italiano, ha un senso negativo. Le parole importano poco. L’importante è conservare i concetti. Il concetto espresso dalla parola anatèma è tuttora valido, ma è meglio esprimerlo con altre parole, del resto più chiare di questa strana parola (anche se in passato ha avuto un uso tecnico). E’ chiaro, come ho già detto, che i canoni devono essere accompagnati da una sanzione, che però potrebbe essere espressa così: “chi la pensa così, è escluso dalla comunione ecclesiale” . Un Concilio non può fare che delle condanne generiche: sta ai tribunali ecclesiastici determinare volta per volta le pene per i singoli rei in base alle leggi del Diritto Canonico
.

19. Accusare il Concilio è una grave offesa, ma lo è anche accusare di eresia un vescovo (il Concilio è fatto dai vescovi), ma quando un vescovo è eretico sarebbe colpevole non dichiararlo per non offenderlo. Semmai si dovrebbe guardare all’opportunità, per non scandalizzare i fedeli, ma dopo il Concilio, e per sua colpa, sarebbe ancora più colpevole nascondere la presenza dell’errore, perché si farebbe non il bene, ma il male delle anime.
Dall’errore dell’ammissione dei modernisti al Concilio sono derivati, inevitabilmente, gli errori del Concilio, perché è innegabile che tale ammissione fu scientemente e ponderatamente voluta proprio in forza del loro modernismo, ben noto a tutti. Dopo di che, pretendere che, ciò nonostante, la dottrina conciliare sia incontaminata (che significherebbe essere quella di sempre) è cosa che rasenta l’offesa all’intelligenza. Si potrà essere stupidi per quanto si vuole, ma non è possibile pensare che si possa far credere che i modernisti siano stati chiamati in Concilio e vi abbiano svolto una parte considerevole e spesso determinante e insieme che non è successo niente. Lei ne sarà convinto, ma, francamente, questo è un problema suo.
Tutto è possibile, anche che io non abbia capito cosa sia la Tradizione, e anche che io sia eretico, ma non credo che questo significhi escludere che lo stesso valga per Lei.

In campo dogmatico un Concilio non può essere eretico, mentre possono essere eretici un singolo vescovo o anche un gruppo di vescovi che rompono la comunione con Roma, e di casi di questo genere purtroppo nella storia della Chiesa ce ne sono moltissimi. Si capisce che il Concilio fu fatto da vescovi, ma da vescovi uniti al Papa: ed è questo che impedisce ai vescovi di cadere nell’errore. Inoltre un Concilio, in quanto è assistito dallo Spirito Santo, è infallibile dal punto di vista dottrinale-dogmatico, mentre, come ho detto più volte, può sbagliare in direttive pratiche contingenti (“pastorali”). Quindi, come ho detto sopra, benchè al Concilio i modernisti fossero potenti, abili ed astuti, ed abbiano brigato moltissimo per far passare le loro eresie, non ci sono riusciti, né potevano riuscirci. Tuttavia si sono scatenati dopo il Concilio. Ed è qui che i pastori sono stati spiazzati, hanno peccato di sprovvedutezza e non hanno saputo intervenire con perspicacia e coraggio. Sono sati semplici come le colombe, ma non sono stati prudenti come i serpenti.

20. È proprio per questo soffrire di tanti fedeli tradizionali che qualcosa si muove oggi, ma non si può pensare di rimediare al male fatto senza comprenderlo e affrontarlo nella sua interezza.

Sì, credo che in parte sia così. Tuttavia i fedeli che amano la Tradizione devono comprendere, come ha detto il Papa, che le nuove dottrine del Concilio non rompono con la Tradizione, ma sono con esse in continuità e la esplicitano e quindi implicitamente la confermano. Tutti i Concili ecumenici sono infallibili testimoni della Sacra Tradizione, e il Concilio Vaticano II non fa eccezione, per quanto indubbiamente sia stato, per molti aspetti, un Concilio diverso da tutti gli altri. Questa cosa era chiarissima al servo di Dio Padre Tomas Tyn, il quale, pur dichiarandosi apertamente “tradizionalista”, fu rispettosissimo del Concilio e dei Papi del postconcilio.

 21. Non ho parlato affatto del Catechismo della Chiesa Cattolica, non era l’occasione giusta, e l’ho precisato. Ho parlato del catechismo offerto dagli uomini di Chiesa a tutti i livelli, l’unico catechismo che i fedeli conoscono e praticano, ed ho auspicato che cambi questo catechismo, che cioè cambi tutta la predicazione, la pastorale e la liturgia uscite dal Concilio.

Il dramma della Chiesa cattolica di oggi è precisamente quello che dice Lei: accanto a un Magistero ufficiale, accanto ad un Catechismo ufficiale, esistono, come già disse Paolo VI, un magistero “parallelo”, un “catechismo” parallelo, sorto dallo sciagurato Catechismo Olandese ed oggi diffuso dai rahneriani (vedi, di Rahner, il Corso fondamentale sulla fede), e purtroppo questo secondo catechismo, questo magistero parallelo (quello dei modernisti), sono quelli che influiscono largamente nel popolo di Dio. Tuttavia i buoni, tra i fedeli e i pastori, non mancano, il Papa fa quello che può, ma soprattutto lo Spirito lavora in tutti e sopperirà, come sempre è avvenuto, alle deficienze per non dire ai crimini (in buona o cattiva fede) di tanti pastori.

22.Voglia Iddio che questa correzione venga predicata e praticata, costi quel che costi e nonostante ciò, ci vorranno tanti anni per poterla attuare e ancora tanti anni per vederne i frutti. Ma almeno si salveranno i nostri figli.

Speriamo di salvarci anche noi.

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