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Quaestiones disputatae – Invito alla discussione: La questione del tradizionalismo

aprile 24, 2009

Il recente Motu proprio del Santo Padre che concede ulteriori facilitazioni alla celebrazione del Rito romano antico della S.Messa, ha rimesso alla ribalta la questione e la presenza del tradizionalismo cattolico e quindi ha riproposto con vivezza la questione di cosa si deve intendere con questo termine. Si deve distinguere un tradizionalismo sano da un tradizionalismo scismatico?

Padre Tyn si considerava apertamente “tradizionalista”. Ma non era certo un lefevriano. Con questo termine egli intendeva semplicemente il cattolico che, senza mancare di obbedienza ai decreti del Concilio e del postconcilio, intende restar fedele alle tradizioni immutabili della Chiesa, pur nel rifiuto di quelle superate e mutevoli.

Egli dunque ha dato un senso all’appellativo di “tradizionalista” accettabile per un cattolico. Viceversa i progressisti modernisti da tempo vedono con  disprezzo l’essere tradizionalista, come se si trattasse di una posizione contraria agli insegnamenti del Concilio Vaticano II.

Può esistere nella Chiesa, nel rispetto da parte di tutti dei valori essenziali ed universali dell’essere cattolico, un sano tradizionalismo accanto a un sano progressismo? Se guardiamo alla storia della Chiesa e all’esempio dei santi, non dobbiamo rispondere affermativamente a questa domanda? Taziano non voleva forse mantenere il pensiero biblico immune dall’influsso greco, mentre Clemente Alessandrino era favorevole all’assunzione della sapienza greca nella sapienza cristiana? Un S.Tommaso non spinse forse la teologia verso nuovi orizzonti? mentre S.Bonaventura  era invece preoccupato di salvaguardare la teologia tradizionale? Ai tempi della Riforma tridentina i Domenicani furono i difensori del tomismo tradizionale, mentre i Gesuiti si impegnarono nell’assunzione dei valori dell’Umanesimo. All’epoca del Concilio Vaticano I assistiamo al confronto tra i cattolici liberali e i cattolici tradizionalisti. All’epoca dello stesso modernismo non mancò un confronto leale fra innovatori e conservatori. Il confronto tra il tradizionalista Garrigou-Lagrange e il progressista Maritain, o tra i due grandi teologi domenicani, il tradizionalista Ramirez e il progressista Congar, alla soglia del Vaticano II, non impedì tra di loro una profonda comunione spirituale, anche se tra qualche accidentale dissapore.

Tradizionalismo e progressismo si completano a vicenda, perché il pensiero umano e per conseguenza il pensiero teologico si compone strutturalmente di fedeltà all’immutabile e di spinta verso il nuovo. Questo duplice aspetto, contenuto nei giusti limiti, è del tutto fisiologico e sarebbe grave errore voler eliminare uno dei due aspetti o ridurre l’uno all’altro.

Se le cose stanno così, e sulla base dei comuni valori del cattolicesimo, non dovrebbero esserci serena convivenza, comune rispetto e reciproca collaborazione fra tradizionalisti e progressisti? E il tradizionalismo di Padre Tyn, immune com’è da settarismo e faziosità, non è forse fatto apposta per convivere con un progressismo alla Maritain – tanto per intenderci -, in perfetta consonanza col Magistero della Chiesa e con la stessa tradizione cattolica?

Di prossima discussione: Realismo o idealismo